Carissimi Fratelli,
Vi propongo di inserire nei nostri umili lavori, tesi alla reintegrazione, le meditazioni integrali di Paul Sédir.
E' da questo iniziale scritto, del Fratello Sédir, che sono poi state tratte le nostre tanto amate "meditazioni dei 28 giorni".
Ecco quindi che per riscoprire l'essenza reale di questa pratica di spogliazione e rettificazione, trovo utile, per coloro che lo desiderano, intraprendere assieme questo percorso di riflessione scadenzato lungo tutto il corso dell'anno.
Vi propongo quindi la prima delle meditazioni-riflessioni la cui estensione è valevole per tutta la settimana.
Per quanto concerne come praticare, vi consiglio, se lo desiderate, la seguente pagina: La Pratica delle Meditazioni di Paul Sédir.
XIX. LA VENDETTA
"
Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici; fate del bene a quelli
che vi odiano;: amate i vostri nemici, fate
del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per
quelli che vi ingiuriano. "(Luca VI, 27. 28)
Nessuno subisce odio
o insulto senza averlo meritato. I giudizi delle creature sono sempre discutibili;
la giustizia del Creatore è infallibile; essa è l’equilibrio stesso dell'universo,
nel fisico, nel morale e nello spirituale. Se non vedo motivo di questo odio o di
questi insulti, significa solo che io sono miope; e che devo perdonare comunque
tutti, perché non si spegne un incendio gettandovi della legna.
Salomone enunciò,
e l'apostolo dei Gentili lo ripete: "Se il tuo nemico ha fame dagli da
mangiare; se ha sete dagli da bere; in questo modo, tu aggiungerai carboni ardenti
sulla sua testa.". Forse i duri rabbini vi hanno visto una raffinata vendetta immateriale; forse i
Padri della Chiesa greca credevano che bisognasse essere impassibili innanzi ai
nostri nemici, in modo da attirare l'intera furia della loro collera. L'autore
della Vulgata è ancor più cristiano quando pensa che questi carboni bruciano
del solo fuoco della vergogna e del rimorso. Sì è doloroso il perdono a cui
costringo il mio lacerato amor proprio, è una luce che si posa sul cuore del mio avversario,
e più tardi germoglierà nel rimorso, nel pentimento e nella penitenza.
Io sono offeso
perché sono vulnerabile. In me persiste il desiderio tenace dell'amicizia, dell'onore,
del rispetto e del possesso. Vorrei che gli altri mi credessero superiore. Se
niente ha maggiore importanza che obbedire
a Dio, chi potrebbe dunque ferirmi? Quale demone, quale uomo, quale divinità? E
non c'è forse una sola amicizia leale, in ultima analisi, che sempre si
accresce? Non è quella del mio Signore Cristo?
OSSERVANZIONE: Conservare, malgrado tutto, la serenità del viso, dei
sentimenti e del pensiero.
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